| I SOLIDI
PLATONICI TORNA ALL'INDICE |
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Per costruire un solido regolare (tridimensionale) la regola consiste nell'utilizzare come facce di questo solido figure piane regolari uguali tra loro (triangolo, quadrato, pentagono, esagono e così via), e fare in modo che tutti gli angoli formati da queste facce siano uguali. Rispettando questa regola si possono costruire solamente cinque poliedri regolari: il tetraedro, il cubo, l'ottaedro, l'icosaedro e il dodecaedro. Quindi la differenza tra le figure piane regolari e i solidi regolari è che, mentre le prime sono infinite, i solidi regolari invece possono essere solamente cinque. I matematici greci erano già al corrente di questa limitazione. Platone (427-348 a. C.) si occupò in larga misura dei solidi regolari, attribuendo loro un significato preciso, e mettendoli in relazione con l'ordine dell'universo. Il Timeo è il libro di Platone che influenzò in maniera sostanziale il pensiero della filosofia e della scienza; questo volume contiene la più antica descrizione dei solidi regolari che, per questo motivo, sono conosciuti oggi come solidi platonici, e Platone li descrive così:
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| IL MAZZOCCHIO TORNA ALL'INDICE |
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Senza dubbio tra la verità e la bugia c’è la stessa differenza che tra la luce e le tenebre. La verità ha in sé tanta eccellenza che si eleva senza confronti sopra le materie più umili e basse, superando le incertezze e le bugie dei grandi e altissimi discorsi; perché nella nostra mente, anche se la bugia fa parte della natura umana, non rimane che la verità delle cose che è di grande nutrimento tanto per gli intelletti fini quanto per le menti erranti. La bugia è così disprezzabile che anche se dicesse grandi
cose di Dio, getterebbe discredito sulla sua natura divina; mentre la
verità è così eccellente che nel caso lodasse cose
minime, le renderebbe nobili.
E' vero che nella Toscana rinascimentale era diffuso un copricapo con questa forma chiamato Mazzocchio. Tra le varie definizioni che si incontrano nei vocabolari di lingua italiana compare anche la seguente: parte dell'antico copricapo dei fiorentini, detto foggia, in uso nel Medioevo. Seguendo l'immagine proposta da questa definizione recentemente un modello di Mazzocchio è stato esposto nel 2010 presso la mostra Quali cose siamo alla Triennale di Milano, e la descrizione che compare nel catalogo è una delle migliori che abbia trovato. Il mazzocchio è un copricapo composto da un anello poco più grande della circonferenza della testa. Il cerchio, formato di borra e rivestimento di panno, nasce come uno degli elementi che compongono il cappuccio medioevale. Il termine potrebbe derivare dal latino maxuca e dal suo diminutivo maxuculus, ossia "una quantità di cose strette insieme a un mazzo". Esso viene realizzato in molteplici varianti, tanto che non risulta risalire a un unico modello originale. Il Quattrocento è la grande epoca del mazzocchio; se ne diffonde l'uso in tutta l'Europa, ma la storia del costume lega questo accessorio all'alta borghesia rinascimentale fiorentina. E' molto presente nella tradizione pittorica e Paolo Uccello lo dipinge frequentemente indosso ai suoi personaggi, poiché la sua superficie geometrica sfaccettata risulta di difficile raffigurazione prospettica ed è quindi sinonimo di grande padronanza dell'uso della prospettiva. A questo proposito Piero della Francesca spiega le regole della sua rappresentazione nel trattato De Prospectiva Pingendi. Una forma archetipo come questa è un simbolo di essenzialità e complessità insieme, una forma senza tempo che nasconde altri significati. Infatti, "aggiustare il mazzocchio a qualcuno" vuol dire "fargli passare i capricci".
Quello di Paolo Uccello non fu solamente un esercizio di stile fine a se stesso. Il livello di abilità nel disegnare questo solido particolarmente complesso era tale da poterlo inserire liberamente, e quasi ossessivamente, anche in dipinti ufficiali. Anche altri artisti, come il Masaccio (1401-1428) e il Masolino (1383-1440) si cimentarono nella rappresentazione del Mazzocchio.
Paolo Uccello La rappresentazione in prospettiva era quindi indice di talento e arte del pittore, e arricchire le proprie opere con gli oggetti più difficili da rappresentare era segno di particolare maestria. Il Mazzocchio rappresentava uno dei solidi più difficili da rappresentare in questo modo. I disegni dei solidi geometrici e dei mazzocchi, in prospettiva naturalmente, erano fortemente richiesti anche dai maestri intagliatori, abilissimi artigiani che realizzavano lavori ad intarsio con le raffigurazioni di questi solidi come arredo nelle abitazioni o nelle regge. Nella Firenze del '400 e del '500 quest'arte era molto diffusa e questi artigiani venivano comunemente chiamati con in nome di Maestri di prospettiva. E' facile immaginare come i grandi maestri (Uccello, Piero della Francesca, Masaccio e anche Leonardo) fornissero a questi artigiani i disegni preparatori per incidere le tavole da intarsio. Gli intarsiatori utilizzavano questi disegni appoggiandoli al legno e praticando una serie di fori per ricalcare il disegno sulle tavole di legno da tagliare e successivamente da posare. Anche nei fogli di Leonardo i fori sui fogli sono molto frequenti, e non è da escludersi che questa pratica, anche per altri oggetti oltre il Mazzocchio, sia stata utilizzata anche per alcuni disegni di Leonardo. In molti di questi intarsi compaiono perfette ricostruzioni di Mazzocchi. Per nobilitare la pratica dell'intarsio a tal punto da far sì che diventasse un'arte serviva una teoria, o una suggestione, forte. E' stato quindi facile unire la difficoltà della rappresentazione di queste forme, che solo i migliori potevano praticare, con l'alto significato attribuito da Platone ai solidi geometrici regolari. In molti di questi intarsi compaiono quindi le rappresentazioni dei solidi platonici e spesso compare anche il Mazzocchio, il quale, anche se non era propriamente un solido platonico, rappresentava il massimo livello di virtuosismo nell'esercizio della prospettiva per i solidi geometrici. Ecco quindi il motivo di tanto interesse per il mazzocchio da parte dei pittori rinascimentali. Non perché copricapo e non come custode di significati nascosti, ma perché con la rappresentazione del Mazzocchio si vinceva la sfida della rappresentazione, e solo i migliori potevano vantare questo primato. Questa sfida vive ancora oggi con le opere di Ben Jakober, Jannich Vu e Mimmo Paladino. |
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| IL MAZZOCCHIO
DI LEONARDO TORNA ALL'INDICE |
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Il Mazzocchio non è l'unico solido complesso a interessare Leonardo. Il Codice Atlantico è ricco di altri esempi. Leonardo fu così abile in questo tipo di rappresentazioni che il matematico Luca Pacioli (1445-1517) gli commissionò i disegni del celebre trattato De Divina Proportione (1497). Correggesi con cinque punti tutte le parte obblique de' lati di tal mazzocchio. Evvi il lato di mezzo, del quale le sua parte son parallele. Per farla di rilievo, terrai cartone incollato, e taglia li pezzi secondo le due propie forme che di tal mazzocchio qui s'adoperò, e metti insieme le carte di ciascun membro, e quelle avvolgi con filo di refe, e poi gitta dentro la cera liquefatta. Saranno li pezzi che si debbon tagliare di carta, 512, cioè 256 ne' cerchi e 256 nelle cinture. E se tu volessi gittare di piombo ovver della materia che si gittano le lettere da stampa, li pezzi sarebbero il medesimo di sopra, e perchè la calculazion fu errata, perchè li pezzi saran dumila 48. L'intenzione di Leonardo era dunque quella di realizzare un solido reale da esporre o forse da utilizzare come modello per nuove rappresentazioni. Mentre i “comuni” pittori o i maestri di intarsio si limitavano a rappresentarlo, Leonardo lo realizzava. Non è dato sapere in che scala volesse costruirlo, in quanto il foglio non riporta nessuna misura. E' difficile attribuire altri significati a questo
disegno perché difficilmente
Leonardo avrebbe attribuito significati ultraterreni a un solido geometrico.
Il passo contenuto nel Codice del Volo e riportato precedentemente
(La bugia è così disprezzabile
che anche se dicesse grandi cose di Dio, getterebbe discredito sulla
sua natura divina; mentre
la verità è così eccellente che nel caso lodasse
cose minime, le renderebbe nobili) rende poco credibile
l'ipotesi secondo la quale Leonardo avrebbe attribuito un significato
divino
a un semplice oggetto tridimensionale. |
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| LA RICOSTRUZIONE TORNA ALL'INDICE |
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Seguono alcune immagini del
Mazzocchio ricostruito in 3D e alcune fotografie del modello Mazzocchio
realizzato in legno ed esposto in mostra da Leonardo3. |
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| APPROFONDIMENTI TORNA ALL'INDICE |
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Platone,
Timeo, in Opere - 1966
Laterza editori, Bari
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